Si è da poco conclusa la XXVIII edizione, e anche quest’anno la festa della Madonna di Montevergine ha rappresentato uno degli appuntamenti più profondi e sentiti della tradizione religiosa e popolare campana. Ogni anno, il Santuario di Montevergine (situato sul monte Partenio nel territorio di Mercogliano a ben 1270 metri sul livello del mare), torna a essere meta di migliaia di pellegrini che giungono da diverse località per rendere omaggio alla Vergine e rinnovare una devozione tramandata attraverso i secoli. Il pellegrinaggio, conosciuto popolarmente come “Juta”( che tradotto dal dialetto locale  significa salita), costituisce ancora oggi un momento nel quale fede, cultura e memoria collettiva si incontrano.

Al centro della devozione vi è la grande Icona della Madonna di Montevergine, conosciuta anche con il nome affettivo di “Mamma Schiavona ” e la Sacra Montagna, conserva il valore simbolico di un percorso di fede e di affidamento.

Accanto alla dimensione religiosa vive quella della cultura popolare. I canti tradizionali, i suoni dei tamburi (nel dialetto locale” tammorre”) le danze e le caratteristiche forme di partecipazione collettiva hanno accompagnato le giornate della festa, creando un’atmosfera nella quale il sacro e il profano hanno convissuto secondo una tradizione antica e ancora vitale. La stessa Regione Campania riconosce il pellegrinaggio di Montevergine, come una delle manifestazioni più significative e singolari della devozione popolare irpina.

È proprio questa capacità di unire generazioni diverse a rendere la festa ancora attuale. Gli anziani trasmettono ai più giovani preghiere, racconti e consuetudini; chi torna al Santuario rinnova un legame familiare e comunitario; chi arriva per la prima volta scopre un patrimonio religioso e culturale che appartiene non soltanto alla Campania, ma alla storia spirituale dell’intero Mezzogiorno e oltre.

La festa della Madonna di Montevergine, è un momento di identità e di appartenenza,  ed è questo il significato più autentico della festa: tornare ogni anno dalla Madonna per ritrovare sé stessi, la propria comunità e quelle radici che il tempo può trasformare, ma difficilmente riesce a cancellare. La salita al Santuario diventa così un viaggio nella memoria, ma anche un gesto rivolto al futuro; custodire una tradizione significa infatti permetterle di continuare a parlare alle nuove generazioni.

                                                                                                  Iole Palmariello