Francesco Rippo, 27 anni, due lauree magistrali in Scienze Economiche e Ingegneria Gestionale, ha scelto di mettere competenze, visione e spirito di servizio al fianco di Laura Nargi. Una candidatura giovane e solida, nata dall’amore per Avellino e dalla volontà di contribuire, con serietà e concretezza, al futuro della comunità.

  •  Cosa ti ha spinto a candidarti?

Mi ha spinto un forte senso civico e un profondo sentimento di appartenenza. Appartengo a una generazione che spesso si è vista precludere possibilità, spazi e fiducia nel futuro. Proprio per questo sento il dovere di fare qualcosa, non solo per me, ma anche per chi verrà dopo.

Avellino ha bisogno di una nuova energia civile: persone competenti, serie, che non si limitino a criticare, ma che abbiano il coraggio di mettersi in gioco per cambiare ciò che non funziona.

Ho scelto di sostenere Laura Nargi perché vedo nel suo progetto un percorso serio di continuità, rinnovamento e rilancio. Mi candido per dare voce a una generazione che merita spazio e per contribuire a una città più viva, più giusta e più capace di offrire opportunità.

  • Come pensi si possano sensibilizzare i ragazzi riguardo le questioni comunali?

Credo che molti giovani siano sfiduciati non perché non abbiano interesse, ma perché per troppo tempo hanno visto la politica come qualcosa di distante, spesso incapace di dare risposte concrete. Quando ti convinci che per crescere devi andare via e che nulla possa cambiare, finisci per sentirti estraneo anche alla vita della tua città.

Il primo passo è ribaltare questa convinzione: la politica non appartiene solo a chi amministra, ma ai cittadini, agli elettori, ai giovani che vivono Avellino ogni giorno. Il Comune non è un’entità lontana: decide su trasporti, spazi pubblici, cultura, sport, sicurezza, ambiente e servizi.

Per sensibilizzare i ragazzi servono strumenti vicini al loro modo di vivere. Penso a incontri periodici e un utilizzo intelligente della futura WebApp per informare, segnalare problemi, proporre idee, votare priorità, seguire lo stato dei progetti e vedere cosa viene realizzato.

La partecipazione funziona quando diventa semplice, trasparente e concreta. Se un giovane vede che la sua proposta non finisce nel vuoto, ma può incidere davvero sulla città, allora torna a sentirsi parte di Avellino.

  • Cosa ti aspetti da questa tua esperienza?

Da questa esperienza mi aspetto innanzitutto di crescere come persona. Per anni, come tanti giovani, ho vissuto la politica da spettatore: osservando, giudicando, a volte anche criticando. Oggi ho scelto di mettermi in gioco in prima persona, provando a trasformare idee e sensibilità in un contributo concreto per Avellino.

Mi aspetto di acquisire un’esperienza politica vera, fatta soprattutto di contatto con le persone. Perché ascoltare un cittadino, un commerciante, un giovane, una famiglia o un anziano ti costringe a guardare la città non solo dal tuo punto di vista, ma anche da quello degli altri.

Questa esperienza mi sta insegnando che la politica, quando è fatta seriamente, è prima di tutto ascolto, altruismo e responsabilità. Significa mettere da parte l’interesse personale, capire quali sono le priorità reali e provare a trasformarle in impegno concreto per la comunità.

  • Immagina di incontrare un ragazzo che vorrebbe andare via da Avellino. Cosa gli diresti per rimanere?

Gli direi che lo capisco profondamente, perché quel bivio l’ho attraversato anche io. Oggi molti giovani non lasciano Avellino per leggerezza o mancanza di amore verso la propria terra, ma perché spesso mancano lavoro, università, opportunità e prospettive concrete. Per questo non giudico chi parte: sarebbe ingiusto e poco onesto.

Allo stesso tempo, però, non voglio rassegnarmi all’idea che andare via debba essere l’unica strada possibile. Una città non deve trattenere i suoi giovani con la nostalgia o con il senso di colpa: deve creare le condizioni perché possano scegliere il proprio futuro senza sentirsi costretti ad abbandonare le proprie radici.

Io ho scelto di restare e mettermi in gioco anche per questo: per senso di appartenenza, responsabilità e amore verso la mia terra. A quel ragazzo quindi direi: capisco la tua scelta, ma il nostro compito è lavorare perché le prossime generazioni non debbano più vivere la partenza come una necessità, ma come una scelta. E perché Avellino torni a essere una città in cui costruire, investire e immaginare il proprio futuro.

  • Di cosa ha realmente bisogno Avellino?

Avellino ha bisogno prima di tutto di tornare a essere una città competitiva, senza perdere la propria identità. Non è una città senza risorse: ha talenti, professionalità, imprese, associazioni, cultura e qualità della vita. Il problema è che per troppo tempo queste energie sono rimaste isolate e non sono diventate sistema.

La priorità è costruire una città più connessa e più efficiente. Connessa verso l’esterno, perché collegamenti moderni con le altre città e con i principali poli universitari, produttivi e culturali sono fondamentali. Ma anche efficiente nella vita quotidiana: servizi migliori, manutenzione, parcheggi, decoro urbano, sicurezza, spazi pubblici e quartieri più curati.

Avellino deve diventare una città in cui vivere non sia complicato, investire non sia scoraggiante e restare non sembri un limite. Per riuscirci servono continuità, competenza e persone realmente legate alla città. Non dobbiamo inventare un’identità nuova: dobbiamo valorizzare quella che abbiamo e trasformarla in sviluppo, fiducia e futuro.

  • Quali sono le prime tre cose che Laura Nargi dovrebbe fare una volta diventato Sindaco?

Le prime tre cose dovrebbero essere tre atti politici chiari: rimettere in moto la macchina comunale, restituire cura alla città e costruire le condizioni per trattenere energie.

La prima è rendere il Comune una struttura efficiente, moderna e capace di decidere. Una città non rinasce se l’amministrazione è lenta, frammentata o incapace di trasformare le risorse in risultati. Servono tempi certi, digitalizzazione, programmazione, controllo dei progetti e capacità di intercettare fondi. Il Comune deve diventare il motore dello sviluppo, non il collo di bottiglia.

La seconda è lanciare un grande piano di cura urbana. Manutenzione, decoro, pulizia, verde, sicurezza, parcheggi, viabilità e attenzione ai quartieri non sono temi minori: sono il primo modo con cui un’amministrazione dimostra rispetto verso i cittadini. Una città curata genera fiducia; una città trascurata alimenta rassegnazione.

La terza è aprire una strategia concreta per giovani, lavoro e collegamenti. Avellino deve tornare a essere una città in cui formarsi, lavorare, investire e costruire futuro. Questo significa migliorare i collegamenti con le altre realtà, creare spazi e opportunità, sostenere cultura, sport, innovazione, impresa, eventi e luoghi di aggregazione. Perché una città attrattiva non è solo una città in cui si lavora: è una città in cui si vive bene, ci si incontra e si sceglie di restare.