Sturno, caso scuolabus: autista e vigilatrice esclusi dai servizi igienici della scuola

È una questione di dignità e sicurezza sul lavoro

Una situazione paradossale e al limite del rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori si trascina ormai da qualche mese nel comune di Sturno. Al centro della vicenda ci sono l’autista dello scuolabus e la vigilatrice incaricata dell’assistenza e del controllo dei bambini durante il trasporto: entrambi dipendenti di una cooperativa esterna, ma a tutti gli effetti pubblici servizi essenziali per l’utenza scolastica dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Pascoli” plesso della scuola dell’infanzia di Sturno.

Da qualche mese è stato vietato ai due lavoratori l’accesso ai bagni della scuola e l’utilizzo della macchina del caffè durante i momenti di sosta. La motivazione addotta è formale: non facendo parte dell’organico scolastico, sarebbero considerati “estranei” e, come tali, verrebbe loro preclusa la possibilità di usufruire delle strutture interne. Una linea rigida che ignora la realtà operativa quotidiana: i due operatori, infatti, sono costretti a sostare per diverso tempo nei pressi del plesso scolastico per garantire la puntualità del servizio, la coincidenza delle corse e la sicurezza dei minori. In un quadro normativo complesso si quadrano le ragioni dei lavoratori che si snodano tra diritti umani, sicurezza e tutele normative. La tesi sostenuta dai vertici dell’I.C. Pascoli” avallato dalla responsabile di plesso, secondo cui la scuola sarebbe un “luogo chiuso” impermeabile a chi non figura nei ruoli ministeriali — si scontra frontalmente con un solido impianto normativo in materia di salute, sicurezza e diritti fondamentali dei lavoratori. A supporto delle ragioni dell’autista e dell’accompagnatrice, che rivendicano il diritto di accedere ai servizi igienici in caso di urgenze impellenti e di consumare una bevanda calda durante le pause, intervengono diverse disposizioni di legge:

Decreto Legislativo n. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro): All’Allegato IV (requisiti dei luoghi di lavoro), i punti relativi ai servizi igienici e ai locali di ristoro stabiliscono obblighi chiari per il datore di lavoro e per chi gestisce la struttura che accoglie lavoratori terzi in appalto. Il lavoratore non può essere privato di bisogni biologici primari.

Obbligo di cooperazione e coordinamento (Art. 26 del D.Lgs. 81/08): Trattandosi di un servizio in appalto (trasporto scolastico) che opera in stretto contatto con la struttura scolastica, le parti sono tenute alla cooperazione e alla sicurezza integrata. Negare l’accesso ai servizi igienici a chi garantisce la continuità del servizio scolastico pubblico viola i principi di leale collaborazione e tutela della salute psico-fisica.

Diritto alla dignità e alla salute (Art. 32 della Costituzione Italiana): La tutela della salute è un diritto fondamentale dell’individuo. Impedire l’accesso a un bagno chimicamente o fisicamente idoneo per ore di sosta forzata configura una pratica lesiva della dignità personale e potenzialmente rischiosa per la salute dei lavoratori.

Ordinamenti locali e contrattuali: Pur non facendo parte del comparto scuola, l’autista e l’accompagnatrice svolgono un servizio pubblico essenziale per conto dell’ente locale (il Comune di Sturno). Le strutture scolastiche, pur godendo di autonomia gestionale (DPR 275/1999), sono edifici pubblici finanziati e mantenuti anche con fondi della collettività, destinati a interfacciarsi con le funzioni connesse al diritto allo studio, di cui il trasporto è parte integrante.

Una rigidità burocratica che penalizza il buonsenso In passato, la prassi consolidata consentiva ai due operatori di usufruire dei servizi in caso di necessità e di utilizzare l’area caffè durante le pause di attesa. Non chiedevano di essere ospitati al “Grand Hotel” ma semplicemente di poter continuare ad utilizzare un servizio igienico correlato alla funzione svolta. Il cambio di rotta imposto dalla nuova gestione scolastica appare non solo anaffettivo dal punto di vista umano, ma giuridicamente fragile. I lavoratori non chiedono privilegi, ma il rispetto dei minimi standard di civiltà lavorativa: poter espletare i bisogni fisiologici in modo dignitoso e riscaldarsi con un caffè durante l’orario di lavoro non mina in alcun modo la sicurezza didattica della scuola dell’infanzia, anzi, garantisce operatori più sereni ed efficienti a tutela della sicurezza degli stessi bambini trasportati.

La cittadinanza e le parti sociali auspicano un ravvedimento operoso da parte della Dirigenza, affinché prevalga il buon senso e il rispetto delle normative vigenti a tutela di chi lavora quotidianamente sulla strada per i nostri figli.